Le “Digital Library”, cioè le biblioteche digitali, sono dei luoghi virtuali in cui vengono archiviati e resi disponibili online, documenti immateriali, disposti sin dalla loro nascita su dispositivo digitale o convertiti in tale formato direttamente mediante l’acquisizione fotografica delle pagine dei volumi in formato cartaceo, grazie all’utilizzo di scanner ad altissima risoluzione.

Le biblioteche digitali offrono, inoltre, la possibilità di preservare e consultare volumi antichi, per natura più delicati e spesso deteriorati dall’agire del tempo, preservandoli ulteriormente dagli innumerevoli rischi ai quali sono quotidianamente sottoposti in caso di consultazione diretta.

Fra le peculiarità di questo genere di strumento emergono due condizioni molto importanti, quali la grande “fruibilità” dei testi e la “semplificazione delle procedure di accesso” ai medesimi, un processo che consente ad ogni tipologia di utenza (indipendentemente dalla classe sociale, dall’età, dal titolo o dalle finalità della propria ricerca) la consultazione direttamente da casa, in aula o in ufficio semplicemente accedendo alla rete da desktop o dispositivo mobile.

L’uso intellettuale di questi documenti virtuali genera da una parte la grande libertà di “lettura individuale” che porta talvolta anche anche alla scoperta di volumi unici e di una certa rilevanza storico-archivistica; dall’altra garantisce al fruitore la possibilità di interpretare, e quindi condividere, i volumi di maggiore interesse arricchiti da studi e riflessioni personali.

Diffondo Research Project intende stabilire un nuovo e stimolante dialogo con la società moderna, al fine di generare relazioni, sospese fra dare e avere, e poi formalizzate in contributi direttamente prodotti da chi fa della piattaforma di ricerca online, a vario titolo, uno strumento di studio.

La piattaforma Diffondo 3.0  ha infatti l’obiettivo di facilitare la ricerca e la diffusione di contenuti scientifici, quindi di innescare processi volti alla creazione di contenuti editoriali di varia natura, orientati alla creazione di strutture narrative complesse, in grado di produrre nel pubblico forti emozioni.

Il tema, di cui sopra, prende concretezza ad esempio, in questo breve contributo editoriale redatto da Idamaria Fusco, ricercatrice dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (Napoli) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (impegnata insieme a Stefania Pafumi e Maria Rosaria Rescigno nel progetto Diffondo).

Una sintesi precisa e chiara degli studi svolti dalla ricercatrice su un prezioso manoscritto, dedicato alla città di Napoli (e al Vesuvio), oggi custodito presso le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania ma sfogliabile online all’interno della piattaforma Diffondo 3.0:

Napoli, 2 agosto 1707

In una città in festa per Carlo III, un evento disastroso e improvviso, quale l’eruzione del Vesuvio, va a turbare la quotidiana esistenza della popolosa e vitale capitale di un regno da poco passato al dominio austriaco. Eventi gravi e “straordinari”, in grado di mettere in ginocchio città, interi paesi e i loro governanti, si ripetevano con una certa frequenza in società di antico regime. Eruzioni ed epidemie mettevano in discussione l’ordine costituito e inducevano i popoli a ricercare eventuali responsabili. Paure e odio si mescolavano, provocando miscele esplosive. In una società che non poneva barrire rigide tra scienza e teologia, causa ultima di ogni male restava Dio. Un Dio vendicatore, sempre pronto a inviare una calamità agli uomini peccatori perché questi si pentissero e tornassero a rispettare le condivise norme religiose e morali.

Quali erano, quindi, le soluzioni per far fronte alle emergenze?

I principali rimedi restavano preghiere e processioni volte a calmare l’ira divina. Preghiere e processioni le quali poco avevano a che fare con le emergenze che le avevano ispirate e che, anzi, spesso andavano ad aggravarle. Come durante le epidemie, quando l’unione in preghiera di molti individui contribuiva, più che a placare, ad alimentare le malattie contagiose. Anche l’eruzione del 1707, come narra un manoscritto (CIV.MSS.B.37.13) del Fondo benedettino conservato presso le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania, favorì grandi processioni. A dimostrazione dell’impotenza dell’uomo davanti a eventi catastrofici e della sua affannosa ricerca, non sempre indirizzata a buon fine, di una oscura quanto difficile soluzione.

Tale riflessione testimonia in maniera tangibile, quanto sia importante disporre di piattaforme digitali capaci di valorizzare e diffondere nel mondo il patrimonio librario gelosamente custodito presso le biblioteche del nostro Paese.

E’ noto come oggi gli strumenti del web, se opportunamente organizzati, possano diventare importanti veicoli per la crescita culturale e sociale delle comunità, proprio per la loro capacità di assicurare la condivisione del “sapere”, sempre e in ogni luogo, e a maggior ragione in momenti storici particolari caratterizzati da crisi globali come la pandemia del Covid-19 che, continua ancora a condizionare la libertà di spostamento degli individui per fini culturali, quali ad esempio l’accesso alle biblioteche e ai luoghi d’arte italiani.


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A cura di Giusi Meli | Borsista di Ricerca – Università di Catania, DICAR