Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è considerata certamente l’opera più significativa della produzione galileiana per una serie di ragioni: lo stile e il contenuto, l’ambientazione dei personaggi, l’originale struttura dialogica, l’innovazione metodologica recata da Galileo Galilei in relazione all’uso della matematica in fisica, la vitalità che il trattato mantiene nel corso dell’intera stesura.


Fig. 1 Frontespizio edizione 1632
Fig. 1 – Frontespizio edizione 1632

Nel capolavoro di Galilei il sistema copernicano vince definitivamente quello tolemaico-aristotelico, tuttavia l’opera è importante soprattutto perché in essa si trova, insieme al

lavoro tecnico e teoretico, la genesi delle scienze moderne.

Il celebre trattato scientifico fu scritto a Firenze tra il 1624 ed il 1630 ed il testo, che reca l’imprimatur ecclesiastico datato 1630, fu stampato nella stessa città nel 1632.

Come si evince dal frontespizio del volume della prima edizione (fig. 1), la dedica è rivolta al Gran Duca Ferdinando de’ Medici, figlio di Cosimo II de’ Medici, presso il quale, dal 1610 alla sua corte, Galileo aveva ricevuto accoglienza come illustre scienziato, primo matematico e filosofo. Nella dedica inserita nel Dialogo, l’autore pisano ringrazia i Medici per l’otium a lui concesso e scrive:

per la cui liberal magnificenza non solo mi s’è dato ozio e quiete da potere scrivere, ma per mezo di suo efficace aiuto, non mai stancatosi in onorarmi, s’è in ultimo data in luce.

La struttura dell’opera si presenta in forma dialogica e si sviluppa in un arco temporale di quattro giornate. Il Dialogo, infatti, consiste nel copione di quattro conversazioni scientifiche, tenute da tre protagonisti in quattro giornate diverse. Nella dinamica del trattato, Simplicio è fedele alle tesi aristoteliche, Salviati è una figura centrale poiché incarna lo stile e la metodologia del nuovo scienziato mascherandosi da “copernichista” e Sagredo, dotto e ben disponibile, si limita ad ascoltare le accese discussioni e a farsi convincere dalla logica e retorica di Salviati.


Incisione ritratto Galileo Galilei, edizione 1744, disponibile presso le Biblioteche Rinite Civica e A. Ursino Recupero, Catania
Fig. 2 – Incisione ritratto Galileo Galilei, edizione 1744, disponibile presso le Biblioteche Rinite Civica e A. Ursino Recupero, Catania

Se si analizza il contesto storico in cui si colloca la pubblicazione del volume, appare evidente come questa

 si inserisca in un ambito storico-politico e culturale molto vario e complesso. Con l’opera di Galileo Galilei, infatti, si apre una fase di studi, ancora in stato “embrionale”, che porterà all’imminente rivoluzione scientifica, conciliando semplicità divulgative e ricorso ad un linguaggio facilmente accessibile.

Coerentemente con il travagliato periodo storico, sebbene in un primo momento il consenso di scrivere il trattato scientifico-astronomico fu accordato da papa Urbano IV, solo in un secondo tempo il giudizio della Chiesa della Controriforma sul metodo galileiano fu molto severo al punto da far inserire il libro nell’Indice dei libri proibiti e condannare come eretico l’autore in virtù del fatto che, attraverso la diffusione del suo metodo e della sua dottrina scientifica, veniva messa fortemente in discussione l’interpretazione religiosa della Scrittura, funzione questa che competeva solo ed unicamente alla Chiesa.


La condanna arrivò nell’anno 1633 ma l’atto rivoluzionario di Galileo Galilei aveva già intrapreso il suo percorso perché l’opera ebbe una grandissima fama ed un’ampia diffusione.

Anche l’approccio conoscitivo proposto da Galileo fu decisamente nuovo e notevole. Il Dialogo fu scritto in volgare e questo fa chiaramente intendere che l’opera sia stata premeditatamente strutturata e scritta per poter raggiungere un numero vasto di persone, anche quelle meno colte che non conoscevano la lingua latina. Vi è, infatti, da parte dello scienziato, la precisa volontà di rivolgersi, oltre che alle classi meno colte, anche a dotti astronomi e altri scienziati, intellettuali e tecnici che da quel momento conobbero il metodo galileiano.

 


Fig. 3 - Frontespizio edizione 1744, disponibile presso le Biblioteche Rinite Civica e A. Ursino Recupero, Catania
Fig. 3 – Frontespizio edizione 1744, disponibile presso le Biblioteche Rinite Civica e A. Ursino Recupero, Catania

Non solo il ricorso al volgare, ma anche l’esperimento della innovativa struttura dialogica, che appare come una efficace sottolineatura della dimensione intersoggettiva delle nuove scienze (costituite da e per una comunità scientifica), rappresenta un chiaro segnale subordinato all’intento divulgativo delle teorie sostenute da parte dello scienziato.

Relativamente all’iter della pubblicazione, la prima edizione del 1632 fu data alla stampa presso l’editore Giovambattista Landini, con l’esibizione di tutte le autorizzazioni ottenute, sia a Roma che a Firenze, ma le ripercussioni, a seguito della pubblicazione, furono nefaste ed immediate. Per evitare l’immediata diffusione, pochi mesi dopo l’uscita, fu inviata una lettera da Padre Mostro all’Inquisitore Clemente Egidi e tra i vari tentativi di bloccarne la divulgazione vi fu anche quello di mettere in dubbio il marchio tipografico dell’editore Landini. Tuttavia le vicissitudini sulle licenze di stampa, riflesso delle difficoltà e del travaglio che ebbe l’opera sin dal primo momento, non ne determinarono l’immediato successo e la larghissima diffusione.  

Attualmente presso la Biblioteca Civica e A. Ursino Recupero è conservata un’edizione del volume che risale al 1744 e curata da Giovanni Manfrè. Ad occuparsi della stampa è stata la Stamperia del Seminario (fig. 2).

Inoltre, in questa edizione del trattato, nelle prime venti pagine è contenuta la breve Dissertazione sovra il sistema del mondo degli antichi ebrei, del Rev. Padre Agostino Calmet. 

 

 


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A cura di Laura Alfano, Dottore di Ricerca in Archeologia – Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze dell’Antichità